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1903 - Pelliccia bianca

Canterò di quando ero bambino, di quell'uomo che veniva da levante
Che cavalca leggermente col suo passo misurato la gran parte mancina del prato
Canterò di quando ragazzino, di quell'uomo che rideva poco
Con il profilo da guascone e delle sue scarpette rosse!

È solo una cometa, qualcuno sussurrava, era forse più una sagoma romantica
Il pallone troppo forte od impreciso lo adirava, una finta o un doppio passo ci bastava
Quante volte marinavo per vederlo da vicino, si narrava fosse finto, quanto meno recitasse
Proprio come un grande attore in odore di statuette, ritornando a centrocampo con il capo sempre chino!

Dalle pagine che scrisse in panchina con la sua pelliccia bianca
Con dei libri da sfogliare senza mai dei pentimenti al centro di un gran palco illuminato
Canterò del nostro imperatore dell'area legato mai a nessuna corda al collo
Di fronte a lui le mille gole rosse, spingendolo col vortice del canto!

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